Warning: A non-numeric value encountered in /home/customer/www/bi-mind.it/public_html/wp-content/themes/conall/framework/modules/title/title-functions.php on line 461

Il Rugby, uno sport che insegna a vivere.

Mindfulness e rugby

Il Rugby, uno sport che insegna a vivere.

Una società, il Biella Rugby Club 1977. Una squadra, l’Under 18 e un’insieme di dinamiche e regole che si intrecciano come i fili di un telaio.

Il Rugby, uno sport duro, che prevede il contatto e la lotta per il risultato in campo, ma che magicamente, alla fine della partita,  rimette tutti i giocatori sullo stesso piano a condividere il Terzo Tempo.

Uno sport di forza e resistenza che necessita di regole e di valori per non essere pericoloso. Valori che fin dall’Under 6, i nostri allenatori, stimati professionisti e infinitamente umani, riescono ad infondere nei piccoli giocatori.

E questi piccoli guerrieri che vestono sgargianti divise e paradenti crescono, facendo le loro esperienze fuori e dentro il campo, fino ad arrivare all’Under 18, dove l’adolescenza la fa da padrona.

Ed ecco che ogni regola, ogni valore, ogni aspettativa viene messo in discussione e ci si trova di fronte ad una squadra di guerrieri sì, ma uno diverso dall’altro, come se fossero presi a caso da tanti eserciti diversi. C’è chi combatte contro i genitori, chi contro il sistema e chi addirittura contro il Mondo. Mai incontro è stato per me più provvidenziale.

Una stagione che ha richiesto molto lavoro per unificare queste energie sotto un’unica veste fatta di fratellanza, fiducia e rispetto.
Hanno fatto esperienza di cosa vuol dire la sconfitta, una sensazione che …svuota. Come nella vita, anche nel Rugby, bisogna lavorare duramente per raggiungere un obiettivo.

E hanno imparato cosa vuol dire sacrificio, rinuncia e impegno, ma più di tutto hanno imparato cosa vuol dire avere una passione. Perchè senza passione non avrebbero avuto la motivazione e non sarebbero stati in grado di andare oltre i loro limiti. Limiti dettati solo dalla loro mente e dal chiacchiericcio degli “altri”. Sì, perché dobbiamo mettere in conto tutto questo anche nella nostra vita: ci saranno sempre “altri” che cercheranno di farci sprofondare, per semplice divertimento o per avere compagnia nella loro palude. E il più delle volte, quando anche gli “altri” tacciono, si fa sentire la nostra mente, l’unico reale potere sotto il nostro controllo, che però, può diventare l’unico nostro reale nemico.

Per questo abbiamo sperimentato la Mindfulness come pratiche per la presenza mentale, e ne abbiamo capito i meccanismi che ci portavano ad arrenderci, a non lottare, ad avere paura.

Il mio lavoro è stato quello di predisporre le basi perché ogni giocatore potesse andare a fare meta: insieme abbiamo eliminato gli ostacoli, imparato a fidarci dei compagni, abbiamo guardato ogni cosa sotto veri punti di vista differenti, fino a che il campo è rimasto sgombro, libero da avversari.

Il loro lavoro è stato credere in me e credere in loro stessi fino al punto che l’unità fondamentale e imprescindibile non fosse il singolo giocatore, ma la squadra. E dopo tanti passaggi ben riusciti, gli avversari scalzati, di fronte alla linea di meta, pronti a segnare, c’è ancora quell’ultimo passaggio al compagno che sta disputando la sua prima partita e… meta!

Il Rugby, metafora di vita. Ci ha messi di fronte all’inevitabile scelta di crescere.

Post Tags:
PREV

Mindfulness e burnout dell’insegnante

NEXT

Impara a vivere l'oggi

WRITTEN BY:

Sono una psicologa, esperta in Psicologia dell’età evolutiva. Adoro gli animali e lo sport. Sono una persona determinata, tenace e molto positiva, nonostante il mio passato sia stato ricco di esperienze faticose. Mi piace affrontare le sfide e motivare le persone a superarle.