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Mindfulness e felicità

Mindfulness e felicità

Nel film di Gabriele Muccino “La ricerca della felicità”, il protagonista interpretato dall’attore Will Smith trova quella che lui definisce felicità in un lasso di tempo che dura pochi attimi, in un frangente di vita che va dall’annuncio di una futura assunzione, al termine dell’espressione della gioia che Will Smith prova a quell’annuncio.

Lucio Dalla, nella sua canzone “Felicità” parla di un treno che passa fugace nella notte e non si ferma.

La nostra prospettiva è diversa, intendiamo infatti la felicità non come un’emozione, ma come uno stato d’animo, come una condizione che può essere duratura, e che non ha a che fare con gli eventi favorevoli o sfavorevoli, e per certi versi, neppure con le emozioni positive o negative: la felicità è da noi vista come condizione dell’anima, distensione dell’anima, serenità, sfondo di pace interiore che rende possibile l’accettazione della vita per quella che è, nel bene e nel male. Questa condizione può e per certi versi deve essere perseguita.

Questa concezione non è assolutamente nuova, anzi antica di saggezze millenarie provenienti dal mondo della spiritualità, della filosofia, della letteratura, dell’arte in generale.

Già il grande filosofo stoico Seneca diceva che “non c’è vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”, e in questa direzione diverse tradizioni religiose e filosofiche hanno affermato l’idea che la felicità sia presente laddove la persona trova o mantiene un senso per la sua vita.

Il maestro di mindfulness Rob Nairn arriva a conclusioni similari: la felicità è la conquista e il mantenimento di un modo di vivere autentico, un modo di vivere secondo la nostra vera natura, a contatto con il qui e ora; il grande psicologo statunitense Carl Rogers diceva “Quello che sono è sufficiente se solo posso esserlo”.

1_felicitàLe pratiche di mindfulness possono quindi essere uno strumento per ritrovare un contatto profondo con noi stessi: presupposto per incontrare veramente gli altri, ed anche presupposto per trovare, ognuno per sè, il proprio senso della vita.

Tutto ciò a patto che si esca da quel fraintendimento, ben illustrato da Calvin, che vuole, per essere felici, l’obbligo di essere sempre “al massimo del benessere”!

Si tratta di passare dalla lotta per stare bene in senso assoluto al tentativo di risvegliarci a tutto ciò che stiamo provando veramente al momento. Paradossalmente, può essere un vero sollievo liberarsi dalla tirannia di dovere sempre essere di buon umore, ponendosi invece come primario obiettivo il cercare di vivere e stare nel qui e ora.

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Sono uno psicologo e psicoterapeuta di Biella, In tanti anni di lavoro ho avuto la fortuna e in certi casi l’onore di conoscere persone e gruppi straordinari, che mi hanno arricchito, fatto crescere, anche quando l’incontro è avvenuto in situazioni di crisi e di difficoltà.